martedì 25 agosto 2015

RECENSIONE: La pietà dell'acqua

Buon pomeriggio lettori!

Come vi avevo scritto nel post dell'altro giorno (QUI se avete voglia di darci un'occhiata), ho pronta per voi una nuova recensione!
Un noir che mi è stato gentilmente inviato, anche questa volta, dall'agenzia di web marketing BizUp per conto della Giunti; grazie ad entrambi per avermi dato la possibilità di leggerlo!

Sono sempre un po’ scettica per quanto riguarda i romanzi gialli (o polizieschi, che dir si voglia): non sono il mio genere preferito, tendo ad evitarli, ma ogni tanto me ne capita qualcuno tra le mani e decido di dargli una chance. Com’era stato il caso di Muori con me e, ora, con La pietà dell’acqua. Entrambe le volte mi sono dovuta ricredere: i gialli non sono tutti uguali, basta avere quel pizzico di fortuna e scegliere quello giusto. 

TITOLO: La pietà dell'acqua
AUTORE: Antonio Fusco
EDITORE: Giunti
PREZZO: € 12,90
PAGINE: 221

DALLA QUARTA DI COPERTINA
È un ferragosto rovente e sulle colline toscane ai confini di Valdenza viene trovato il corpo di un uomo, ucciso con una revolverata alla nuca, sotto quello che in paese tutti chiamano "il castagno dell'impiccato". Non un omicidio qualunque, ma una vera e propria esecuzione, come risulta subito evidente all'occhio esperto del commissario Casabona, costretto a rientrare in tutta fretta dalle ferie, dopo un'accesa discussione con la moglie. Casabona non fa in tempo a dare inizio alle indagini, però, che il caso gli viene sottratto dalla direzione antimafia. Strano, molto strano. Come l'atmosfera di quei luoghi: dopo lo svuotamento della diga costruita nel dopoguerra, dalle acque del lago è riemerso il vecchio borgo fantasma di Torre Ghibellina, con le sue casupole di pietra, l'antico campanile e il piccolo cimitero. E fra le centinaia di turisti accorsi per l'evento, Casabona si imbatte in Monique, un'affascinante e indomita giornalista francese. O almeno, questo è ciò che dice di essere. Perché in realtà la donna sta indagando su un misterioso dossier che denuncia una strage nazista avvenuta proprio nel paesino sommerso. 
Un dossier scottante, passato di mano in mano come una sentenza di morte, portandosi dietro un'inspiegabile catena di omicidi. E tra una fuga a Parigi e un precipitoso rientro sui colli, Casabona sarà chiamato a scoprire che cosa nascondono da decenni le acque torbide del lago di Bali. Qual è il prezzo della verità? E può la giustizia aiutare a dimenticare?




In La pietà dell’acqua il commissario Casabona è alle prese con un nuovo caso da risolvere: non avevo letto il precedente romanzo di Antonio Fusco, Ogni giorno ha il suo male, e pensavo che ciò potesse rivelarsi un problema non conoscendo il protagonista e tutti gli altri personaggi. Invece non è stato affatto così: l’autore ha fatto in modo che chi, come me, leggesse le imprese di Casabona per la prima volta venisse messo subito a proprio agio con i personaggi, imparando a conoscerli con l’evolversi delle indagini. Quindi, non era necessaria nessuna preliminare conoscenza del il commissario o degli altri personaggi, e questo è un punto a favore del libro.
Casabona è un commissario attento ed intelligente, ma ciò che ho apprezzato maggiormente in lui è il suo lato umano, che traspare durante tutto l’arco delle indagini.

Lo stile di Antonio Fusco è diretto e conciso, niente perdite di tempo inutili che rallentano la narrazione, l’indagine è ben articolata, con un ritmo incalzante che fa si che il lettore venga rapito dai fatti e continui a leggere finché non sbroglia la matassa del caso insieme al commissario.
Per fare ciò, l’autore gioca con presente e passato, intreccia tempo e fatti in modo avvincente: il delitto di cui si occupa Casabona infatti riporta alla luce, o meglio, a galla, fatti raccapriccianti accaduti molti anni prima nel paesino toscano di Torre Ghibellina, fatti compiuti durante la Seconda Guerra Mondiale dalle SS naziste. Un delitto che è però rimasto nei cuori della gente del posto, che non dimentica e soffre ancora.
L’autore rievoca un periodo storico tragico e drammatico, colpito dalle barbarie dei tedeschi e anche dalla crudeltà di alcuni italiani.
E questo è decisamente un altro punto a favore del libro, forse quello che mi ha colpita di più: adoro le storie ambientate nel periodo di guerra, soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale, malgrado esse siano la maggior parte delle volte dure e tristi, come la storia della famiglia di Torre Ghibellina.



Antonio Fusco crea inoltre delle ambientazioni che lasciano meravigliati: il paesino di Torre Ghibellina è tanto speciale perché è un paese sommerso. Riemerge dalle acque del lago di Bali solo per pochi giorni e poi torna a sparire tra le acque verdi di questo lago toscano per decenni, fino alla prossima manutenzione della diga; diga che ha fatto sì che al posto di un fiume nascesse questo lago, che ha inghiottito i ricordi delle persone che abitavano lì e che sono state costrette a trasferirsi a Torre Alta, il paese costruito sopra a questo lago. Ma quando Torre Ghibellina può finalmente riemergere, ecco che tornano a galla anche tutte le ingiustizie che si sono consumate in quel piccolo paesino sperduto tra le colline toscane, e qualcuno, questa volta, ha deciso che è ora di fare giustizia, di far emergere anche la verità, che è stata nascosta per tutti questi anni. Ci avevano già provato un giornalista americano e un ufficiale inglese, subito dopo che si era compiuta la strage, ma erano stati ostacolati in ogni modo possibile e tutto è rimasto a tacere.
Fino appunto al giorno dell’omicidio di cui deve occuparsi il commissario Casabona.


La pietà dell’acqua è un libro delicato e commuovente, o almeno così è stato per me. Un noir che ho letto con piacere e stupore e che, anche se narra di fatti inventati, di luoghi fittizi e personaggi creati dall’autore, fa pensare a quello che è realmente successo nel nostro Paese durante la guerra, fa pensare a coloro che si battono per la giustizia e a coloro che invece cercano di metterla a tacere.

“Questo libro è dedicato a tutte quelle persone che hanno fatto della ricerca della verità la loro ragione di vita. […] E’ dedicato, inoltre, alle vittime civili di tutte le guerre […].”

Avevate già sentito parlare di questo libro?
Lo leggereste?
Fatemi sapere!

Macicci

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